Riserva ovarica bassa e FIVET

Written by Dr. Pastorella
3 Maggio 2024

È sempre più frequente vedere pazienti, anche molto giovani, con bassa riserva ovarica, cioè con un basso AMH (ormone antimulleriano). Oppure hanno, ed è la stessa cosa, una bassa conta dei follicoli antrali (AFC). Ma questo cosa vuol dire? È una causa di infertilità? Può influenzare in modo neagativo la PMA e la fecondazione in vitro?

Cos’è la riserva ovarica?

La riserva ovarica è fatta dai follicoli che ogni donna “prepara” per l’ovulazione ogni mese. Poi, in condizioni naturali, porterà in ovulazione un solo follicolo e “distruggerà” (si chiama “atresia”) gli altri follicoli. per esempio, una donna di 30 anni prepara 12 follicoli, uno lo fa ovulare e 11 vengono distrutti. Questo è un fenomeno assolutamente normale e fisiologico

Quando è scarsa?

Si parla di riserva ovarica scarsa quando gli ovociti rimanenti dalla fase di atresia dei follicoli sono minori di quelli che una donna, di pari età, dovrebbe avere. Per esempio, se una donna di 32 anni ha preparato 4 follicoli, e ne ovula regolarmente uno, ha sicuramente una scarsa riserva ovarica.

Ma com’è la qualità di quest’ovocita? Ecco, se  mi aveste chiesto questo cinque anni fa vi avrei risposto che era solo un problema numerico, non di qualità. Negli ultimi anni, però, sono comparsi vari articoli che indicano anche una scarsa qualità di questo ovocita (ad esempio lo studio di Antonio La Marca pubblicato su PubMed).

Quali conseguenze ha una ridotta riserva ovarica?

Le conseguenze di una bassa riserva ovarica sono:

  1. Una riduzione delle chance di gravidanza spontanea. Ovviamente determina l’impossibilità di una gravidanza: molte pazienti del nostro centro di PMA che avevano una bassa riserva ovarica hanno concepito, ma ovviamente le chance di pazienti della loro stessa età a riserva ovarica alta sono nettamente migliori.
  2. Una riduzione delle chance di gravidanza da PMA. Perché? Perché più ovociti recuperiamo con una tecnica di FIVET/ICSI più embrioni avremo e più chance di gravidanza avremo. Quindi un basso recupero purtroppo “pesa” sull’esito della PMA
  3. Un’età della menopausa un po’ più precoce rispetto alla media italiana (50 anni).

Quali sono i sintomi?

Nessuno. Nelle  sue fasi iniziali, una riserva ovarica bassa è asintomatica. Nelle fasi avanzate causa invece irregolarità nel ciclo. Inizialmente cicli più frequenti (“dottore, ho sempre avuto il ciclo di 28 giorni, ora lo ho di 24”) e poi cicli che si allungano, di 40-60 giorni

Quali sono le cause di una ridotta riserva ovarica?

Ci sono cause note quali interventi chirurgici sull’ovaio, endometriosi, trattamenti di radio o chemioterapia, familiarità e genetica.

Come viene diagnosticata?

  1. con il dosaggio dell’ormone antimulleriano (AMH), che normalmente dovrebbe essere maggiore di 1-1.5 ng/mL
  2. valutando la conta di follicoli antrali (AFC), che normalmente dovrebbe essere superiore a 7-10

La bassa riserva ovarica influenza una FIVET?

Purtroppo si. Però la FIVET è anche l’unica terapia possibile. Nel senso che, non potendo aumentare la riserva ovarica, l’unica soluzione è rivolta a ottimizzare la risposta ovarica (otteniamo il massimo numero possibile di ovociti) mettendoli nelle migliori condizioni possibili (limino alcun variabili, per esempio il fattore tubarico, la motilità e il numero degli spermatozoi, ecc.).

Come si interviene in caso di bassa riserva ovarica?

Premesso, come abbiamo detto, che nulla esclude una gravidanza spontanea, l’unica “mossa” da fare è procedere prima possibile con una tecnica di PMA ad alta efficienza, cioè una FIVET, perché “non c’è tempo da perdere”. Se alla ridotta riserva ovarica si  associassero ulteriori fattori (età materna, fattore maschile gravissimo, ecc…) allora bisognerebbe cominciare a pensare all’ovodonazione.

In ogni caso, il tempo è fondamentale!

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Disclaimer

Il parere espresso dal dr. Pastorella è ispirato alla domanda della paziente. Viene quindi affrontato l’argomento in modo generico, non conoscendo ovviamente l’anamnesi della coppia e la situazione clinica. Le pazienti devono far riferimento, per il loro caso personale, al Centro o allo specialista che le segue. Non devono modificare spontaneamente alcuna terapia né prendere decisioni su questi generici consigli.

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