Quanti embrioni arrivano a blastocisti?

da | Giu 29, 2020

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente sei interessata a sottoporti a un transfer di blastocisti o sei semplicemente curiosa di scoprire quanti sono gli embrioni che diventano blastocisti. La risposta non è semplice.

Vediamo di affrontarla con un esempio chiaro e pratico.

Quanti embrioni diventano blastocisti

Siamo alla fine di una stimolazione dell’ovulazione per una tecnica FIVET o ICSI. Quando andiamo a fare il pick-up, cioè aspiriamo i follicoli che siamo riusciti a stimolare, nel loro liquido troveremo gli ovociti. La presenza di questi ovociti dipende da moltissimi fattori, tra i quali:

  • l’età della paziente;
  • la riserva ovarica (il “famoso” AMH, ormone antimulleriano);
  • il diametro dei follicoli (in linea di massimo si possono trovare ovociti solo sopra i 14 mm di diametro follicolare);
  • la tecnica di stimolazione ovarica e i farmaci utilizzati;
  • la tecnica di pick-up (per esempio noi usiamo esclusivamente “aghi a doppia via” che ci permettono di “lavare” il follicolo più volte, in modo di “non perdere” alcun ovocita presente).

Da questo momento in poi è indispensabile un perfetto controllo della temperatura per non sottoporre gli ovociti a sbalzi termici (per esempio noi pre-scaldiamo tutte le provette che vengono poi trasferite immediatamente al laboratorio che è collegato alla sala operatoria da una finestra per non esporre gli ovociti a shock termici durante un eventuale trasporto).

Evoluzione degli embrioni

Siamo al giorno zero, quello del pick-up (D0). Abbiamo aspirato (a titolo d’esempio) 12 follicoli e abbiamo trovato 10 ovociti. Questi vengono esaminati subito dalla nostra equipe di embriologi che ne trova 8 di maturi (nello stadio chiamato M2). Questi ovociti maturi vengono quindi messi fecondare con gli spermatozoi con tecnica FIVET o ICSI nello stesso giorno del pick-up.

Il giorno successivo (D1), si osserva se  è avvenuta la fertilizzazione, cioè se vi sono i “nuclei” del DNA maschile e femminile nell’ovocita (in realtà si chiamano pronuclei e la struttura che si è formata è lo zigote (2PN). A questo punto potrebbero essersi quindi formati per esempio 6 zigoti.

Il giorno D2 o D3 (seconda o terza giornata) si osservano nuovamente gli embrioni (adesso sono embrioni!) che si stanno dividendo da 4 a 8 a 12 cellule… Ma magari in questa fase solo 4 sono riusciti a progredire regolarmente.

Ecco, questa è una normale evoluzione dello sviluppo degli embrioni in un qualsiasi (buon!) laboratorio.

Ok, abbiamo 4 embrioni belli in terza giornata. A questo punto molte sono le possibilità:

  • trasferiamo in utero 1 o 2 embrioni in terza giornata e congeliamo gli altri 2 o 3 embrioni?
  • trasferiamo in utero 1 o 2 embrioni in terza giornata e portiamo gli altri ad una coltura prolungata a blastocisti (cioè alla 5 o 6 giornata)? E se diventano blastocisti li congeliamo?
  • non trasferiamo nulla in terza giornata e portiamo sempre e di default tutti gli embrioni a blastocisti? Anche a rischio che nessuno ci arrivi?

Quanti embrioni diventano blastocisti?

Questa è una domanda fondamentale con una risposta molto complessa. Cosa succede dopo la terza giornata (D3)?

  • Nei giorni D4 e D5 (anche a D6, oltre non si può andare) avviene una cambiamento drastico dell’embrione (probabilmente in questa fase “entra in gioco” prepotentemente il DNA maschile) che prima si trasforma in morula (come fosse una “mora”, fatto da moltissime cellule sovrapposte) e poi in blastocisti (formato da una zona addensata che formerà il vostro bambino e una zona periferica che formerà la sua placenta).

Ma quanti arrivano a questo stadio?

Questo dipende da tutti i parametri visti precedentemente (età della paziente, spermatozoi, qualità degli ovociti, apparecchiature di laboratorio all’avanguardia, bravura degli operatori ecc…). Possiamo presupporre che, in linea di massima (ma come capite, le variabili sono molte!) arrivi a blastocisti un 20-30% degli embrioni.

Questo vuol dire che se abbiamo i nostri 4 embrioni è possibile che solo 1 arrivi a blastocisti, ma vi è anche la possibilità che nessuno di questi vi arrivi.

Perché gli embrioni non arrivano a blastocisti?

  • La specie umana è una specie estremamente selezionata. Facciamo pochissimi bambini ma “molto selezionati”, ovvero la nostra riproduzione non si basa sul numero (come per alcuni animali, per esempio i pesci di taglia più piccola) ma sulla qualità. Quindi gli embrioni non arrivano a blastocisti probabilmente per una normale selezione naturale (cioè noi vediamo in laboratorio la selezione che normalmente avviene in natura, cioè nelle tube della donna).
  • Le anomalie genetiche sono probabilmente una delle cause di questo blocco dell’evoluzione (anche se sappiamo che l’embrione è in grado di “auto-riparare” certe anomalie genetiche).
  • E’ però vero che noi non sappiamo se una interazione tra utero ed embrione (come da qualche studio sta emergendo) in terza giornata sia in grado di far diventare blastocisti un embrione che invece nel nostro laboratorio si sarebbe fermato.
  • In natura l’embrione arriva in utero allo stadio di morula (D4) quindi sarebbe più fisiologico un transfer oltre la terza giornata di sviluppo. Teniamo però contro che l’ambiente uterino dopo stimolazione ovarica è diverso da un ambiente uterino senza stimolazione ovarica (ecco perché io sono favorevole ad un uso estensivo della tecnica Freeze all) Non sappiamo ancora se questa stimolazione in realtà interferisca allo stesso modo sugli embrioni in terza o in quinta giornata….

In conclusione

  1. La coltura prolungata a blastocisti perette una miglior selezione degli embrioni, in modo di capire meglio quale vale al pena di trasferire o di congelare.
  2. Permette probabilmente una miglior “comunicazione” tra embrione ed endometrio (viene trasferito in utero in un momento più fisiologico rispetto ad un transfer in terza giornata).
  3. Vi sono alcuni studi però che sembrano mostrare un certo grado di “recupero” dell’embrione in utero, se trasferito in terza giornata che non avviene invece nei nostri laboratori se lo portiamo alla quinta.

Quindi:

  • Una coltura a blastocisti permette una miglior selezione degli embrioni da trasferire o congelare se gli embrioni sono molti.
  • Se, invece, gli embrioni sono pochi, cercando di sfruttare quel possibile effetto uterino di “recupero” dell’embrione, è probabile che non valga la pena di prolungare la coltura ma convenga trasferirli in terza giornata
  • E’ sempre importante tener presente un possibile effetto deleterio della stimolazione ovarica sull’endometrio (ricordarsi del “freeze all”)
  • La maggior parte degli studi mostra che “il tasso cumulativo di gravidanza” (cioè la somma di tutti i transfer a fresco + tutti i transfer da scongelato) non cambia tra transfer in terza  giornata o a blastocisti. Questo vuol dire che se un embrione era destinato a diventare blastocisti probabilmente lo diventa sia nei nostri laboratori che in utero della sua mamma.
Volete un parere veloce?PARLA CON NOI